Silenzio lungo dovuto all'avida lettura dell'ultimo libro che mi ha incatenato al divano, alla sedia, dovunque mi trovassi e avessi dieci minuti per leggere...era tanto che un libro di narrativa, un classico, non mi prendeva in maniera così profonda...devo ancora indagarne a fondo i motivi...ma sicuramente una lettura da fare e rifare a distanza di anni...
D'altronde
"Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire"
Italo Calvino
Ho visto da poco, fra i vari film che mi guardo durante i miei pranzi solitari (approfittando dell'assenza del mio compagno che in genere davanti ai film si addormenta...togliendomi il gusto di vedere i film in due!!!), "Troy" che mi ero caldamente e categoricamente rifiutata di andare a vedere al cinema causa previsione di boiata pazzesca.
Non so se sia stata la precedente visione del film "Alexander", per il quale il voto di 1 e 1/2 è financo generoso, o perchè davvero mi aspettassi un filmaccio da 2, ma sono rimasta favorevolmente colpita: certo non arriva alla sufficienza, dal momento che Omero è Omero, l'Iliade è l'Iliade e i moderni colossal americani sono, ahimè, i moderni colossal americani, ma un 6 meno meno non glielo toglie nessuno e soprattutto si fa guardare.
Certo, alcune scene sarebbero da censurare non solo dal film ma da tutta la storia della cinematografia, come Achille/Brad Pitt che uccide i nemici con una mossa degna di Matrix, Enea giovinetto che viene apostrofato da Paride o le orribili mescolanze di fatti e personaggi, o le volontarie o involontarie incomprensioni e invenzioni di alcuni episodi. Altre scene sono veramente gradevoli: Priamo/Peter O'Toole che va a chiedere il corpo del figlio Ettore/Eric Bana ad un Achille solitario e notturno, le mille navi greche che solcano il mare per arrivare ad Ilio, la viltà di Paride/Orlando Bloom e l'insignificanza del personaggio di Elena, bella e incosciente, sono tutte cose che fanno tornare alla mente Omero e la sua poesia, sempre senza sacrileghi ed empi paragoni.
Credo che il motivo di questi momenti azzeccati sia da ricercare in una dura verità (dura per tutti i micenologhi di questo mondo!): in fondo Micenei e Americani non dovevano essere poi così diversi...
Anche oggi il sogno di gloria americano spinge ogni uomo occidentale a volersi conquistare un posto nella storia, a sentire il desiderio che il proprio nome risuoni per sempre, ad ogni costo. Certo nei nostri tristi tempi moderni manca quella poesia che Omero ha saputo imprimere alla sua leggendaria epica guerresca, ma forse la mancanza di essa è dovuta alla nostra incapacità di sentirla in quanto contemporanei a questi tempi. Omero raccontava fatti già antichi e forse i Micenei non ebbero sentore della poesia che le loro gesta avrebbero ispirato nei secoli futuri.
Allora la gloria era legata alla spada, al potere, alle terre conquistate, oggi è dovuta al denaro, al cinema, alla televisione, ma la differenza in fondo si ferma a questo.
Ed è proprio questo desiderio di veder sopravvivere il nostro nome a noi, di saperlo risplendere nel futuro e nelle menti di chi dopo di noi verrà, che traspare dal film, come traspare dall'Iliade.
Il resto è rozzo e violento, brutale e materiale, come dovette essere la vera guerra di Troia, combattuta per ben altri motivi che non il ratto di una giovane e stupida bella donna...
Ma l'Iliade è un'altra cosa, per fortuna e ad ognuno ciò che si merita: ai Greci Omero, a noi Wolfgang Petersen e il cinema americano da botteghino.
Senza pregiudizi.

