She's always a woman
She can kill with a smile
She can wound with her eyes
She can ruin your faith with her casual lies
And she only reveals what she wants you to see
She hides like a child
But she's always a woman to me
She can lead you to love
She can take you or leave you
She can ask for the truth
But shell never believe you
And shell take what you give her, as long as its free
She steals like a thief
But she's always a woman to me
Oh-she takes care of herself
She can wait if she wants
Shes ahead of her time
Oh-and she never gives out
And she never gives in
She just changes her mind
And shell promise you more
Than the garden of eden
Then shell carelessly cut you
And laugh while youre bleedin
But shell bring out the best
And the worst you can be
Blame it all on yourself
Cause she's always a woman to me
Oh-she takes care of herself
She can wait if she wants
She's ahead of her time
Oh-and she never gives out
And she never gives in
She just changes her mind
She is frequently kind
And she's suddenly cruel
She can do as she pleases
She's nobodys fool
But she cant be convicted
She's earned her degree
And the most she will do
Is throw shadows at you
But she's always a woman to me
Billy Joel - 1978
Alfin son giunti...
E neanche il tempo per un paio di righe ben ragionate come si addice ad una matura trentenne...
Solo un fugace pensiero in itinere a ciò che è stato e ciò che sarà.
Con in mano una lunga lista di traguardi, piccoli e grandi, non ancora ragggiunti...
E ora la prossima meta sono i 31.
Un altro anno. Un'altra lista.
L'importante è che rimangano traguardi da scorgere.
In fondo.
Happy birthday to me
Ormai più di due settimane fa mi sono infortunata per la testardaggine di qualche testa dura e per la mia idiozia a partecipare a progetti quantomeno improbabili ed evidentemente destinati all'insuccesso. Ma vaffanculo!
Il risultato è stato di tre settimane in montagna, rinchiusa in casa, a lavorare al pc...di una noia e una tristezza mortali...fortunatamente intervallate da qualche seppur sporadico piacevole incontro.
Questo WE però ho deciso di tornare a Bologna: niente e nessuno mi avrebbe fermato, tranne la mia stessaq caviglia traditrice, anzi neanche lei, visto che alle 19.50 prenotavo un biglietto di treno per tornare finalmente a casa. Ma il destino, che ultimamente con me si sta divertendo a giocare a rimpiattino e mi prende amabilmente per il culo, ha voluto giocarmi l'ennesimo tiro.
Prenoto il mio Intercity e scopro che sulla seconda classe non ci sono più posti a sedere: vista la mia situazione di invalidità, decido di pagare ben 7 euro di prima classe, per una tratta altamente risibile. Ma almeno penso potrò sedermi.
Arriva il treno e io noto che ho prenotato una seconda carrozza: il treno mi si ferma davanti alla settima. Arranco per raggiungere la mia carrozza e mi rendo subito conto che non ce la farò mai ad arrivare in tempo prima che il treno parta. Presa dalla disperazione, invece di fare ciò che ogni essere umano sano di mente e pronto di spirito avrebbe fatto, cioè chiamare il capo treno e spiegargli la situazione, salgo sulla prima carrozza che mi trovo davanti: la quinta!
Il treno è praticamente un carro bestiame, pieno di gente che si è collocata in ogni interstizio possibile del treno e, a fatica, trascinandomi dietro zaino, computer, valigia, stampella e caviglia malandata cerco di farmi strada fra i corpi delle misere anime ammassate in un minuscolo spazio vitale.
Arrivata, con fatica alla terza carrozza mi affaccio e mi rendo conto, con un breve calcolo ad alto potenziale scientifico che non ce la farò mai a passare. Ma vaffanculo!
Sono costretta a sedermi sulla lurida moquette di Trenitalia nel disimpegno fra un vagone e l'altro, con i bagagli ammassati intorno a me e la gamba stesa per evitare di soffrire più del dovuto. Smadonno il giusto e fra me e me mi incazzo. Il pessimismo e il fastidio sono i miei compagni di viaggio. Penso così di condividere con Bakis questa situazione, ma ello non risponde...
A quel punto mi vien da ridere (istericamente,è chiaro...) ma almeno non piango.
La situazione peggiora quando una bambina arriva vicino a me: con la mamma devono scendere alla prossima stazione e la bambina è quanto di più irritante si possa pensare. 7 anni circa, chiassosa e petulante, infighettata peggio di una 15enne milanese e bionda come la mamma, ma non altrettanto carina. Ma vaffanculo!
Smadonno ancora, stavolta un pò più del giust, invocando il dio meschino che mi ha fatto trovare in questa situazione.
Arrivano poi due zoccole che, pensando forse di trovarsi davanti ad una fottuta punkabbestia, ignorano la mia posizione da pole position per scendere e si mettono in mezzo fra me e la porta, cinguettando un "Così scendiamo subito" e addirittura spostando la mia stampella...gentilmente faccio notare loro che A. La stampella è mia; B. non sto esattamente un fiore e C. mi hanno simpaticamente chiuso ogni accesso alla mia valigia.
Il tutto pensando come un mantra che appena ad una carrozza di distanza c'era un bellissimo e comodissimo posto a sedere riservato solo ed unicamente per la mia persona...Ma vaffanculo!
Smadonno ormai a ruota libera.
Mi svolta il momento (oltre a interrompere la mia sequela di bestemmie che avrebbero portato ad una imminente reazione da parte dell'Altissimo...forse...) un giovane e bel ragazzo che mi aiuta a portar giù la valigia: sembro una giapponese e non smetto di sorridergli ebete e di ringraziarlo....
Esco dalla stazione aiutata dall'anima pia della mia amica che è venuta a prendermi e decido di prendere un taxi, per scoprire che la fila è più lunga di quella della Cappella Sistina e, cancellando definitivamente la mia già poca fiducia nel genere umano, non un solo individuo mi dice se vglio passare avanti.
La mia attesa però viene premiata dal viaggio in compagnia di un tassista piacione e divertente che mi riempie di complimenti e mi fa sorridere...
E, scortata dalla forza delle mie bestemmie e della mia ferrea volontà, finalmente sono a casa!
E ora ci rimango.