Mentre la rude e giovane voce di Patti Smith mi riporta alla mente la mia odierna insofferenza nei confronti del mondo, penso al WE appena passato.
Venerdì è arrivato E. a casa, ospite per una settimana: il buon inizio testimonia la possibilità di sette giorni in ottima compagnia. La prima attività a cui ci siamo dedicati è stata una buona cena e una splendida chiaccherata, saltando di palo in frasca, segno di tante cose da dirsi e di un reciproco interesse dettato dalla profonda amicizia che ci contraddistingue.
La serata si è conclusa, fortunatamente per me, con il regalo del suono della mia chitarra suonata da E. e accompagnata dal suono della sua bella voce. Le sue mani che pizzicavano le corde della mia Yamaha, per suonare canzoni a lui care che non avevo mai sentito, mi ha calmato un animo diventato improvvisamente irrequieto: distesa nel divano, con la testa poggiata sui cuscini e la vista offuscata dalla mancanza degli occhiali, ho assorbito in pieno i suoni che mi arrivavano e che hanno portato via sensazioni negative, emozioni forti e pensieri cattivi.
Il sabato è stato dedicato ad una passeggiata without thinking per le vie di Bologna, con una pausa per una calda cioccolata dietro le Torri, piccoli dettagli che da molto non mi concedevo. Il tutto in attesa di una serata a lungo chiaccherata nei lunghi aperitivi da Maurizio, festa nella casa collinare di G. ormai diventato luogo epico, per me che non c'ero mai stata e che avevo sempre sentito parlare di serate all'insegna del polleggio e dello scazzo più completo.
L'unico stress, la richiesta più che pressante di V. che mi obbliga a vestirmi da strega e che pretende di fare la coppia "strega cattiva - fata buona" solo per sfoggiare un peraltro fantastico abito da Fata Turchina comprato anni orsono in Montagnola e mai sfoggiato.
Con i capelli sciolti e il trucco pesante, con un cappello da due lire abbastanza vistoso, le unghie pittate di nero e i guantini da dark lady, ero perfettamente in sintonia con l'umore della serata.
Incredibile bordello: momento topico sicuramente l'arrivo di due, Cappuccetto e BelgaTina, che ci chiedono se quella è la loro festa, che hanno girato per i colli e che ne hanno trovata anche un'altra ma non sanno dove devono andare. Non conoscono il padrone di casa, e questo non è strano, viste le modalità di pubblicità di questo evento: lei non sembra convinta di essere arrivata nel posto giusto, lui si ambienta subito, invece. Un bicchiere di vino risolve a BelgaTina il dilemma, ma quasi mi pento di averglielo portato quando E. ed E. guardandomi sornioni e ghignanti mi dicono: Indovina da dove viene? Ma dal Belgio, for sure! Beh, 'fanculo!
Il mio scoglionamento, accompagnato da un'irrequietezza incredibile e da un comportamento ipercinetico, come si premura di farmi notare il mio caro amico E., è al massimo a metà serata: ho voglia di fare la cazzona, più di quanto già non lo sia di solito.
Probabilmente, anzi senza probabilmente, è ciò che non capisce M. che come al solito fa lo splendido, ma non sopporta che lo facciano gli altri: scappa e si ritrae e si compiace del suo (inesistente) successo, senza capire che non è altro che un diversivo dalla insostenibile pesantezza dei miei pensieri, solo un oggetto del mio (discutibile) divertimento, un personaggio facilmente intercambiabile all'interno del personalissimo spettacolino che decido di mettere su in quattro e quatt'otto.
Insopportabile la sua insicura boria, la pesante serietà con cui prende se stesso e gli altri, e l'incapacità di perdere per un attimo il ruolo che lui stesso si è assegnato in chissà quali lontani tempi per contesti come questi.
Veramente finisco per essere ancora più insofferente, nei confronti degli uomini (tutti), del mondo e di me stessa, sensazioni che mi accompagnano fino al risveglio stamattina.
La domenica è salvata dal pranzo in relax con M. (l'altro), V. ed E., pranzetto squisito e molto domenicale, in una dimensione di conversazione pacata e priva di quegli inutili orpelli di cui tutti a volte ci ammantiamo per nascondere il nostro vero volto.
Siamo tutti leggeri, liberi da maschere, intorno al rettangolare tavolo di V., e si parla del più e del meno senza dover per forza cercare di raggiungere verità universali che, nella maggior parte dei casi, sono cazzate galattiche!
I mezzi di comunicazione, di ogni genere, non hanno migliorato la qualità dei miei pensieri e la cattiveria delle mie parole, in questo lungo weekend. Ho scelto di escluderne alcuni...condivisibile o meno, perfino da me stessa, ritengo possa essere un buon punto di partenza.
La serata dovrebbe concludersi con la visione casalinga, solo io ed E., della Medea pasoliniana.
Chissà se l'insofferenza nei miei confronti aumenterà, o vedrò invece più chiaramente...
Il bilancio complessivo è di un ottimo e fecondo weekend, latore di nuove spirali mentali e (forse) di alcune indicazioni per iniziare a trovare le strade per percorrerle nelle giuste direzioni.
Un tranquillo weekend di una brutta persona (o di una che si vuole far passare come tale...vero Rino?)
Buon fine weekend a tutti, nessuno escluso.
(Scritto a quattro mani con Angie...for the first time together!)
Venerdì è arrivato E. a casa, ospite per una settimana: il buon inizio testimonia la possibilità di sette giorni in ottima compagnia. La prima attività a cui ci siamo dedicati è stata una buona cena e una splendida chiaccherata, saltando di palo in frasca, segno di tante cose da dirsi e di un reciproco interesse dettato dalla profonda amicizia che ci contraddistingue.
La serata si è conclusa, fortunatamente per me, con il regalo del suono della mia chitarra suonata da E. e accompagnata dal suono della sua bella voce. Le sue mani che pizzicavano le corde della mia Yamaha, per suonare canzoni a lui care che non avevo mai sentito, mi ha calmato un animo diventato improvvisamente irrequieto: distesa nel divano, con la testa poggiata sui cuscini e la vista offuscata dalla mancanza degli occhiali, ho assorbito in pieno i suoni che mi arrivavano e che hanno portato via sensazioni negative, emozioni forti e pensieri cattivi.
Il sabato è stato dedicato ad una passeggiata without thinking per le vie di Bologna, con una pausa per una calda cioccolata dietro le Torri, piccoli dettagli che da molto non mi concedevo. Il tutto in attesa di una serata a lungo chiaccherata nei lunghi aperitivi da Maurizio, festa nella casa collinare di G. ormai diventato luogo epico, per me che non c'ero mai stata e che avevo sempre sentito parlare di serate all'insegna del polleggio e dello scazzo più completo.
L'unico stress, la richiesta più che pressante di V. che mi obbliga a vestirmi da strega e che pretende di fare la coppia "strega cattiva - fata buona" solo per sfoggiare un peraltro fantastico abito da Fata Turchina comprato anni orsono in Montagnola e mai sfoggiato.
Con i capelli sciolti e il trucco pesante, con un cappello da due lire abbastanza vistoso, le unghie pittate di nero e i guantini da dark lady, ero perfettamente in sintonia con l'umore della serata.
Incredibile bordello: momento topico sicuramente l'arrivo di due, Cappuccetto e BelgaTina, che ci chiedono se quella è la loro festa, che hanno girato per i colli e che ne hanno trovata anche un'altra ma non sanno dove devono andare. Non conoscono il padrone di casa, e questo non è strano, viste le modalità di pubblicità di questo evento: lei non sembra convinta di essere arrivata nel posto giusto, lui si ambienta subito, invece. Un bicchiere di vino risolve a BelgaTina il dilemma, ma quasi mi pento di averglielo portato quando E. ed E. guardandomi sornioni e ghignanti mi dicono: Indovina da dove viene? Ma dal Belgio, for sure! Beh, 'fanculo!
Il mio scoglionamento, accompagnato da un'irrequietezza incredibile e da un comportamento ipercinetico, come si premura di farmi notare il mio caro amico E., è al massimo a metà serata: ho voglia di fare la cazzona, più di quanto già non lo sia di solito.
Probabilmente, anzi senza probabilmente, è ciò che non capisce M. che come al solito fa lo splendido, ma non sopporta che lo facciano gli altri: scappa e si ritrae e si compiace del suo (inesistente) successo, senza capire che non è altro che un diversivo dalla insostenibile pesantezza dei miei pensieri, solo un oggetto del mio (discutibile) divertimento, un personaggio facilmente intercambiabile all'interno del personalissimo spettacolino che decido di mettere su in quattro e quatt'otto.
Insopportabile la sua insicura boria, la pesante serietà con cui prende se stesso e gli altri, e l'incapacità di perdere per un attimo il ruolo che lui stesso si è assegnato in chissà quali lontani tempi per contesti come questi.
Veramente finisco per essere ancora più insofferente, nei confronti degli uomini (tutti), del mondo e di me stessa, sensazioni che mi accompagnano fino al risveglio stamattina.
La domenica è salvata dal pranzo in relax con M. (l'altro), V. ed E., pranzetto squisito e molto domenicale, in una dimensione di conversazione pacata e priva di quegli inutili orpelli di cui tutti a volte ci ammantiamo per nascondere il nostro vero volto.
Siamo tutti leggeri, liberi da maschere, intorno al rettangolare tavolo di V., e si parla del più e del meno senza dover per forza cercare di raggiungere verità universali che, nella maggior parte dei casi, sono cazzate galattiche!
I mezzi di comunicazione, di ogni genere, non hanno migliorato la qualità dei miei pensieri e la cattiveria delle mie parole, in questo lungo weekend. Ho scelto di escluderne alcuni...condivisibile o meno, perfino da me stessa, ritengo possa essere un buon punto di partenza.
La serata dovrebbe concludersi con la visione casalinga, solo io ed E., della Medea pasoliniana.
Chissà se l'insofferenza nei miei confronti aumenterà, o vedrò invece più chiaramente...
Il bilancio complessivo è di un ottimo e fecondo weekend, latore di nuove spirali mentali e (forse) di alcune indicazioni per iniziare a trovare le strade per percorrerle nelle giuste direzioni.
Un tranquillo weekend di una brutta persona (o di una che si vuole far passare come tale...vero Rino?)
Buon fine weekend a tutti, nessuno escluso.
(Scritto a quattro mani con Angie...for the first time together!)




